Gli
Scrittori Siciliani
Il
teatro siciliano si caratterizza in varie espressioni:
- le farse di carnevale mescolano la tradizione popolare
e pagana, i cicli della vita e della morte, criticano una
classe sociale usando la fantasia;
- le sacre rappresentazioni dove c'è la lotta fra il
bene e il male ed i suoi protagonisti sono uomini, demoni,
angeli, Dio.
A livello popolare in passato erano chiamate intrallazzate
e consistevano nel rappresentare un dramma, composto da popolani,
su un fatto religioso o un evento dell'Antico o Nuovo Testamento.
L'intrallazzata comincia con il prologo per accennare ai fatti
del poema e chiedere l'attenzione del pubblico e si conclude
con qualche sentenza morale.
- Le vastasate, invece, nascono a Palermo verso la
fine del Settecento. Sono chiamate così perché i loro protagonisti
erano i "vastasi", i facchini. Il teatrino in cui erano rappresentate
era una baracca di legno detta "casotto". Il popolo ne era
attore e spettatore. I temi erano semplici, a volte venivano
inserite delle cantate. Il loro protagonista principale è
"Nofriu" (Onofrio) che incarna le precedenti maschere siciliane
di servi.
- L'Opera dei pupi è il teatro d'ispirazione epico-cavalleresca.
I Pupi sono le marionette armate del teatro epico popolare
che operò a Napoli e a Roma.
Fu don Giovanni Grasso ad introdurlo a Catania e in
Sicilia nel 1861. Nell'isola si hanno due differenti scuole:
quella palermitana usa i pupi alti 90 cm mentre le
marionette catanesi, armate di spada e con elmo e scudo,
sono alte 140 cm e con un peso di oltre 35 kg. Tra le famiglie
di pupari più celebri della Sicilia si hanno quella di Francesco
Puzzo (detto Don Ciccio) e dei fratelli Vaccaro. Tra i pupi
più celebri si ricordano Orlando (cavaliere dall'abito rosso
e l'elmo con un'aquila), Rinaldo di Montalbano (cavaliere
generoso con abito verde e un leone nell'elmo), Angelica,
Gano di Magonza (patrigno di Orlando e simbolo del tradimento),
Carlo Magno (l'imperatore che dà il nome al ciclo carolingio),
Ruggiero (il conte guerriero).
Lo
scrittore Vitaliano Brancati (Pachino - Sr - 1907 /
Torino 1954) si ricorda perché nelle sue opere spesso analizza
in modo satirico la borghesia siciliana, perché spesso il
suo umorismo si concentra nella visione amara della realtà.
La sua carriera letteraria annovera opere illustri per la
narrativa, la saggistica, il cinema ed il teatro. Tra le sue
opere teatrali si ricordano l'atto unico "Everest", il dramma
"Piave" del 1932, la farsa del 1939 "Questo matrimonio si
deve fare", "Le trombe di Eustachio", "Don Giovanni involontario".
"La governante" forse è la sua opera più nota. Proibita inizialmente
dalla censura, si ricorda nella rappresentazione di Turi Ferro
e della Proclemer, moglie dell'autore, realizzata negli anni
'60. L'opera tratta la storia di una famiglia siciliana trasferita
a Roma. Il capo famiglia vive nel ricordo della figlia morta
suicida a causa di un rimprovero paterno immeritato e nello
stupore per il comportamento licenzioso del figlio e della
nuora. Il protagonista si avvicina alla conformista governante
Caterina, una donna integerrima che col suo moralismo vuole
mascherare la sua omosessualità. L'opera si conclude tragicamente
con il suicidio della governante.
Federico
De Roberto nasce a Napoli nel 1861 ed è siciliano per
parte di madre. Insieme al Capuana ed al Verga, egli rappresenta
la scuola verista sicliana. Si affaccia alla vita letteraria
al crollo degli ideali risorgimentali e con una forte avversione
per l'enfasi sentimentale. Muore a Catania nel 1927. Va ricordato
principalmente come romanziere. Il volume di racconti "La
sorte" del 1887, "Documenti umani" del 1888, il romanzo "L'illusione"
del 1891 (opera nota per la sua narrazione verista e d'introspezione
psicologica) e "I Viceré" del 1984, un affresco della vita
aristocratica siciliana e del fallimento risorgimentale sono
solo alcune delle sue opere più celebri. Egli va ricordato
anche come autore di opere teatrali, come "Il rosario" del
1912.
Il
catanese Luigi Capuana (1839-1915), autore di poesie
e saggi, critico e autore per il teatro dialettale, fu tra
i primi a raccogliere l'eredità naturalista di Zola. Determinante
per la sua produzione letteraria fu l'incontro con Nino Martoglio.
Sostenitore e teorico del verismo, fu docente di letteratura
italiana all'università di Roma e di Catania. Nei suoi romanzi
appaiono anche studi di situazioni psicologiche profonde.
Tra le sue opere teatrali, raccolte in "Teatro dialettale
siciliano" (1911-1921), si ricordano "Lu paraninfu", specialmente
nella magistrale interpretazione di Angelo Musco, "Lu vampiru"
del 1912 e "Quacquarà" rappresentata nel 1916 dalla Compagnia
Angelo Musco.
Il
catanese Nino Martoglio (1870-1921) fu un abile scrittore
teatrale che descrisse una Sicilia colorita e che rappresentò
personaggi popolani. Fu direttore di compagnie siciliane ed
animatore teatrale ma anche regista cinematografico, poeta
dialettale e giornalista. Nel giornalismo esordì pubblicando,
dal 1889 al 1904, il settimanale "D'Artagnan" con lo scopo
di discutere arte, letteratura, teatro, politica, ecc. L'iniziativa
ebbe successo, anche perché Martoglio vi presentò le sue prove
poetiche, dialettali e piene di comicità immediata. Ebbe un
ruolo predominante nell'affermazione nazionale del teatro
in vernacolo siciliano grazie alla sua attività di scopritore
di nuovi talenti come Giovanni Grasso ed Angelo Musco, per
aver fatto rappresentare come direttore di compagnie teatrali
opere del nisseno Pier Maria Rosso di San Secondo e dell'agrigentino
Luigi Pirandello e come scopritore di nuovi testi teatrali.
Nel 1903 fondò la "Compagnia drammatica siciliana". Dal 1913
al 1915 intraprese la carriera di regista cinematografico.
Tra i suoi film si ricordano "Teresa Raquin" e "Sperduti nel
buio". Nel 1919 fondò la "Compagnia Drammatica del Teatro
Mediterraneo" che vantava nell'organico Pirandello e Rosso
di San Secondo e che rappresentò testi importanti come il
"Ciclope" d'Euripide e quelli scritti da Pirandello. Tra le
sue opere teatrali maggiori si ricordano "Nica" del 1903 rappresentata
in teatro da Giovanni Grasso, "L'aria del Continente" del
1915 e "San Giuvanni Decollato" del 1908 rappresentate in
teatro da Angelo Musco.
Giuseppe
Fava (Palazzolo Acreide - Sr - 1925 / Catania 1984), scrittore
e autore drammatico, si trasferisce a Catania da giovane e
qui intraprende l'attività di giornalista per il quotidiano
"Espresso sera". "Cronaca di un uomo" del 1966, premio Vallecorsi,
e "La violenza" del 1970 e premio Idi, segnano l'inizio della
sua carriera di scrittore teatrale. Nei suoi testi si trova
la formula del "teatro documento" e quella della dimensione
onirica. Tra gli altri suoi testi si ricordano "Il proboviro"
del 1972, "Bello, bellissimo" del 1974, "Opera buffa" del
1979, "Sinfonia d'amore" del 1980, "Foemina ridens" del 1982
e "L'ultima violenza" del 1983. Quest'ultima va ricordata
come suo testamento spirituale visto che l'anno dopo, davanti
al Teatro Verga di Catania, fu ucciso in un agguato mafioso.
L'opera può esser intesa come un documento di ciò che può
accadere in una società dominata dalla violenza mafiosa.
Luigi
Pirandello (1867-1936) si distingue per la sua concezione
pessimistica dell'esistenza, come un novellista-romanziere
e drammaturgo dalle notevoli capacità e per le sue abili descrizioni
di personaggi popolani siciliani. Inizialmente diffidava del
teatro considerandolo addirittura, per citare le sue stesse
parole, "un'arte minore". Grazie anche alle sollecitazioni
ricevute dagli amici, allo stretto legame con Nino Martoglio
e dal felice connubio con attori del calibro di Giovanni Grasso
ed Angelo Musco, Pirandello ha scritto dei testi teatrali
davvero unici. Nella sua attività teatrale si vede sia la
rappresentazione della sua Sicilia che quella del mondo borghese
ed evidenzia una amara sfiducia ed una sarcastica denuncia
nei confronti delle convenienze sociali e delle apparenze.
Da creativo intelligente che fu, Pirandello non escludeva
il possibile apporto che gli attori potevano dare alla stesura
finale di un testo. Il suo repertorio è sempre una grossa
fonte d'ispirazione per il Teatro Stabile di Catania, soprattutto
ad opera dell'attore Turi Ferro. Il sodalizio Pirandello-Musco
nasce con l'opera "Pensaci, Giacomino!". L'opera parla del
matrimonio tra l'anziano prof. Toti con una giovinetta innamorata
di Giacomino. Il matrimonio ha l'unico scopo di costringere
il governo a pagare a lungo una pensione. Lo scandalo provocato
da tale unione fa intervenire i parenti, il parroco ed il
direttore della scuola, ma alla fine le idee e l'umanità del
professore avranno la meglio sulla sterile convivenza. Tra
le altre sue opere teatrali maggiori si ricordano: "Il berretto
a sonagli" (1917) la cui prima rappresentazione romana fu
attuata da Angelo Musco, "Il giuoco delle parti" del 1918
e "Sei personaggi in cerca d'autore" (i sei personaggi sono
il padre, la madre, la figliastra, il figlio, il giovinetto
e la bambina; questo è un dramma che dimostra come il teatro
può rappresentare solo una delle interpretazioni possibili
della realtà).
Il nisseno Pier Maria Rosso di San Secondo (1887-1956)
realizza un patrimonio letterario tendente al lirismo, alla
pessimistica visione del rapporto tra uomo e società e che
interpreta bene la solitudine, un certo contrasto tra passione
e razionalità. Tra le sue opere si ricordano: "La sirena ricanta"
del 1908, "La bella Addormentata" del 1919 e Tra vestiti che
ballano. "Marionette che passione!" del 1918 è forse la sua
opera teatrale più famosa. E' un dramma che prevede lo scontro
tra tre personaggi che alla fine dell'opera si rivelano come
tre marionette in balia delle passioni. L'opera in questione
va ricordata come un capolavoro del teatro grottesco. Essa
fu segnalata da Pirandello, grande amico dell'autore, al capocomico
Valli che la rappresentò.
Leonardo
Sciascia, per sua stessa ammissione, scrive della storia
siciliana e di come essa sia una continua sconfitta della
ragione. Egli scrive opere dal forte impegno civile e dalla
forte laicità. Le sue opere sono state spesso rappresentate
in teatro, a partire da "Recitazione della controversia liparitana"
nel 1970 dalla Compagnia del Teatro Stabile con attori del
calibro di Giuseppe Pattavina, Umberto Spadaro, Michele Abruzzo,
Leo Gullotta e per la regia di Franco Enriquez, "Il giorno
della civetta" che fu rappresentato ad esempio nel 1973 dal
Teatro Stabile fino ad arrivare alla rappresentazione del
1980 di "A ciascuno il suo" grazie ad un adattamento teatrale
di Ghigo De Chiara e con attori come Tuccio Musumeci, Giuseppe
Pattavina e Turi Ferro.
Il
catanese Giovanni Verga (1840-1922) si distinse inizialmente
come scrittore vicino alla corrente letteraria della scapigliatura
e poi come scrittore verista che descrisse abilmente la vita
dei contadini e dei pescatori siciliani. Le sue opere sono
spesso state utilizzate per il cinema. La sua vasta attività
letteraria comprende anche una fase teatrale caratterizzata
da una decina di opere tra le quali si distinguono "Vita dei
Campi", "La Lupa" del 1896 e "Dal tuo al mio" del 1903.
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