La
Festa di Sant'Agata a Catania
Il Programma della festa del 2006
Tre
giorni di culto, di devozione, di folclore, di tradizioni
che non hanno riscontro nel mondo.
Soltanto la Settimana Santa di Siviglia in Spagna e la festa
del Corpus Domini a Guzco in Perù possono paragonarsi, quanto
a popolarità, ai festeggiamenti agatini, da cinque secoli
sempre uguali. Per tre giorni la gente sciama nelle vie e
nelle piazze. Devoti o curiosi si contano a centinaia e centinaia
di migliaia, anche sino a un milione.
(
Tre giorni incredibili )
Sono tre giorni di solennità, ma due in particolare, quando
Sant'Agata il 4 e il 5 febbraio nel suo argenteo fercolo "a
vara" va tra la sua gente, attraversa i quartieri popolari
e quelli alti.
La prima giornata, il 5, si sviluppa in tre momenti: la lunga
e solenne processione del mezzogiorno per l'Offerta della
cera, a cui partecipano le più alte autorità cittadine civili,
religiose e militari cun i gonfaloni del Comune, della Provincia
e dell'Università. Dalla Chiesa di Sant'Agata alla Fornace
alla Basilica Cattedrale la processione "taglia" due ali di
folla incredibile. Chiudono le undici candelore, espressioni
delle corporazioni dei mestieri cittadine, e le due carrozze
del Senato catanese, una berlina settecentesca, seguita da
una più , piccola, ospita gli amministratori comunali, il
"Senato" di una volta, formato dal patrizio (il sindaco) e
dai giurati (assessori). Nel pomeriggio alle 15 il trofeo
podistico internazionale Sant'Agata con i campioni del cross
mondiale tra strade antiche e moderne del centro. Infine la
sera, dopo le 20 il grandioso spettacolo di fuochi artificiali
in piazza Duomo.
La
notte che segue è insonne per migliaia di catanesi che di
buon mattino affollano la Basilica Cattedrale per il primo
incontro con la Santa. L'atmosfera è fortemente emotiva. Sant'Agata
viene portata dai devoti infagottati nel "sacco", che probabilmente
rimanda alla tunica bianca dell'antico rito in onore di Iside,
del cui culto Catania fu sede importante secoli prima dell'avvento
dell'era cristiana. Prima sull'altare centrale poi sulla "vara",
il fercolo, in un ondeggiare del suo busto, ricoperto di gioielli,
donati anche da re e imperatori, tra cui la croce offerta
da Vincenzo Bellini, procede simile a una barca con mare mosso,
e tra battimani e sventolii di fazzoletti bianchi, che compongono
come un volo di gabbiani, si incastona tra i fregi e le decorazioni
del barocco urbano.
Una scenografia che nessun regista saprebbe ripetere, né,
tanto meno, inventare. Dopodiché il fercolo con il busto reliquario
di Sant'Agata e lo scrigno argenteo, di fine oreficeria, con
le rimanenti reliquie, inizia il giro esterno (dei "viddani")
attraversando Porta Uzeda (sino a qualche decennio fa si assisteva
a un pittoresco lancio di larghe strisce, la nota "strisciata",
che vestivano tutti i platani di vivaci colori), via Dusmet
con i caratteristici archi che sorreggono la ferrovia e sotto
cui, una volta, si increspava il mare, vicino alla via Biscari
dove pare sia nata la nobile Agata. Un passaggio atteso è
quello che va da piazza Carlo Alberto, dalla fiera, sino a
piazza Stesicoro. E qui entriamo nei luoghi più cari ai catanesi,
luoghi del culto, perché tra queste mura antiche Sant'Agata
subì il carcere e il martirio, e dove, dopo atroci sofferenze,
morì. Momento spettacolare anche questo. Le migliaia di devoti
tirano di corsa il pesante fercolo per tutta la salita dei
Cappuccini, fermandosi a metà per fare omaggio al Sacro Carcere.
Quindi la seconda rampa e sosta a Sant'Agata la Vetere, la
prima Cattedrale di Catania e primo luogo di sepultura della
Patrona (ma c'è chi sostiene che fu sepolta in Piazza Carlo
Alberto all'interno del santuario S.S. Annunziata, meglio
conosciuto come chiesa del Carmine).
La sera il percorso nella Catania popolare: via Plebiscito,
Fortino, S. Cristoforo. In questi quartieri la festa viene
vissuta in modo diverso. Case (soprattutto molti bassi) aperte,
illuminate, festanti; bar strapieni per tutta la notte. Musiche,
bancarelle con torrone, calia, griglie mobili per arrostire
carne di cavallo arrosto. Balconi illuminati, edicole illuminate
e infiorate con l'effigie della santa, vetrine di negozi e
bar con artistici modelli delle candelore. Grandi fuochi d'artificio
prima del rientro, non senza il brivido di un sottopasso a
risico della marina (sino al 1992 si è fatto di corsa), e
ancora attraverso la Porta Uzeda nella Basilica Cattedrale
mentre la notte ammorbidisce il buio se non alle prime luci
dell'alba.
(
Spettacolo e devozione )
Neppure il tempo di qualche ora di sonno perché nella tarda
mattinata (siamo al giorno 5, al clou della festa) si celebra
il pontificale presieduto da un prelato inviato appositamente.
Al tramonto ha inizio la seconda parte del giro della Patrona
per il centro della città, nella Catania antica. Il fercolo
procede con una lentezza inaudita, specie in questi ultimi
anni, per via Etnea, il "salotto" cittadino. Le undici candelore
parate a festa aprono la processione. Davanti al cordone almeno
settecento devoti inneggianti ("tutti devoti tutti. Cittadini,
viva Sant'Agata") tira la "vara". Suona la campana del Comune
per annunziare l'omaggio del Sindaco alla padrona. Poi il
fiume del corteo interminabile si muove mostrandoci per ore
un quadro vivente. La gente si porterà in piazza Borgo per
i fuochi d'artificio, noti come quelli della "sera del tre".
Di corsa, come le candelore impegnate nella gara di resistenza,
alla salita di S.Giuliano, pronti a sostenere il cereo della
propria professione o maggiormente accattivante. Le ore passano,
la notte avanza. Sant'Agata aspetta con pazienza all'incrocio
tra via Etnea e via di S. Giuliano che finisca la "contesa",
per lo strappo finale quello che terrà con il fiato sospeso,
quello con l'applauso, se tutto sarà andato bene, liberatorio,
sulla salita di S. Giuliano. Peccato per l'ora tarda, ma vedere
la corsa così pericolosa e così sentita dai devoti è un grande
spettacolo. È un pezzo della festa riservato ai giovani. Ci
vogliono forti braccia e gambe salde per tirare le tonnellate
e tonnellate della "vara". Ma é un segno d'amore e di devozione
che non può mancare. E come una volta, farla in un' unica
tirata, significa trarne dei buoni auspici per l'anno. Sì,
perché il vero Capodanno per i catanesi è il 5 febbraio e
tutti i contratti, un tempo avevano come punto di riferimento
e di partenza questa data.
(
Martirio e centro storico )
Catania, rinata molte volte da devastanti terremoti e eruzioni
dell'Etna, ha tributato alla Patrona chiese e monumenti tra
i più belli e prestigiosi. Oggi si possono ammirare nella
salita dei Cappuccini, all'interno della chiesa di Sant'Agata
al Carcere, i ruderi del III secolo d.C. che contengono la
prigione dove Sant'Agata patì il martirio e vi spirò. Vicino
ci sono le chiese di Sant'Agata alla Fornace (in piazza Stesicoro)
e di Sant'Agata la Vetere (via S. Maddalena), la prima cattedrale
di Catania (appunto la Vetere) e forse luogo della prima sepoltura.
Ancora la Badia di Sant'Agata, la stele in piazza dei Martiri,
la fontana di via Dusmet, il Duomo normanno-barocco.
Mentre la Basilica Cattedrale conserva le relique in pregevoli
lavori di oreficeria, opere del Di Bartolo come il busto e
lo scrigno (non c'è una statua di Sant'Agata), la chiesa del
Sacro Carcere rappresenta il centro del culto agatino, la
storia vivente del martirio, della vicenda agatina. Nel tempio,
oltre alla buia stanzetta, si può vedere la lastra lavica
in cui sono impresse le orme dei piedi. In questo tempio,
che presto sarà santuario, il catanese ritrova la sua identità
spirituale. I catanesi eressero il carcere come uno dei baluardi
delle vecchie sue mura. Lo attesta il bastione, ancora oggi
ben visibile che fa parte della parte muraria risalente alla
fine dell'XI o all'inizio del XII secolo. Il carcere era interrato
e annesso alle costruzioni nei pressi del pretorio dell'antica
città romana, là dove c'era la residenza rappresentativa di
Quinziano, suo persecutore. La chiesa custodisce alcune fra
le più preziose memorie réligiose e storiche cittadine, ha
una suggestione campestre nonostante inserita in piena città.
Sopra l'altare maggiore una grande tavola datata 1588 e firmata
dal Niger, raffigurante Sant'Agata al rogo. A fianco del carcere
una pietra di lava, molto venerata, con l'impronta dei piedi.
In sagrestia notevole la targa antica (sec. XV) con immagine
della Santa. Lapidi commemorative, bassorilievi, un epigrafe
"Noli offendere patriam Agathae, quia ultrix iniuriarum est"
(Non offendere la patria di Agata, perché è vendicatrice delle
ingiurie), un quadretto settecentesco rappresentante la Patrona.
(
Candelore, una festa di barocco )
"Quasi
tutte le feste siciliane - scrive lo storico mons. Giovanni
Lanzafame - sono barocche". A proposito delle undici candelore
parla specificamente di "barocco in movimento", anche per
la famosa "annacata". Un barocco che si muove in una città
barocca, come ridisegnata dal Vaccarini per la sua ricostruzione
dopo il terremoto del 1693. In Spagna ben 120 "pasos" (fercoli)
narrano per le strade la passione di Cristo e i dolori di
Maria; in Perù il santissimo sacramento viene preceduto nella
sua sontuosa processione dai "tronos" (fercoli) che narrano
plasticamente con capolavori lignei la vita dei santi testimoni
di Cristo e alcuni titoli della Madonna. Sul solco spagnolo
anche le undici candelore catanesi. Un tempo superavano il
numero di trenta: la guerra, lo sconquasso e la scomparsa
di alcuni mestieri comportarono dolorosi tagli. Dieci cerei
grandi e uno più piccolo, candelabri che illuminavano il percorso
della processione. Camminano in ordine di anzianità, anche
se tra i "Rinoti" e gli Ortofluricultori ci fu lotta aspra
per il primo posto. Una mancata intesa e una diatriba fra
le due categorie portarono le candelore a procedere in coppia
per molto tempo, con la piccolina a fare da apripista.
Anche oggi apre il cero voluto da mons. Ventimiglia, segue
quello dei "Rinoti" dono degli abitanti di San Giuseppe La
Rena, con i bellissimi quattro grifoni alla base. Segue il
cereo degli Ortofloricultori (giardinieri e fiorai) in stile
gotico, con le statue dei martiri e vescovi catanesi. In cima
c'è ora la boccia, ma per molto tempo campeggiò un mazzo di
fiori. Un grande e totale restauro nel 1970-71 ad opera dell'allora
tesoriere cav. Salvatore Urzì. E di seguito la candelora dei
Pescivendoli, in stile rococò, ricca di stendardi ed ex voto
e con la statua di S. Francesco di Paola, protettore della
gente di mare; quella dei Fruttivendoli pregiata e scintillante
con al centro un bel busto di Sant'Agata; dei Macellai che
fa mostra del tradizionale mazzetto di fiori freschi; dei
Pastai che è un puro candeliere settecentesco con il cerone
in vera cera; dei Pizzicagnoli (alimentaristi) in stile liberty
con le caratteristiche cariatidi alla base; dei Panettieri,
la più pesante (la portano in dodici anziché in otto, in dieci
però quella dei Vinaioli) con gli angeli ad altezza naturale;
dei Vinaioli (bettolieri), appunto, il secondo cereo per pesantezza,
ha alla base quattro artistici leoni e grifoni che sostengono
tutto l'impianto. Chiude la candelora voluta dal beato Dusmet
per il Circolo cittadino Sant'Agata: nel restauro del 1988
è stata arricchita da un artistico mazzu di fiori. La festa
più attesa per le candelore, dopo che per giorni hanno girato
la città in lungo e in largo, è quella del giorno 3 alla Pescheria
e in piazza Duomo, quando fanno l'omaggio al sindaco.
(
Un culto internazionale )
Il culto di Sant'Agata non è soltanto catanese. Tutt'altro.
La venerazione per la martire è sparsa in tuttu il mondo.
La Patrona catanese protegge 44 comuni italiani, dei quali
14 portano il nome della Santa. Nella vicina Malta è compatrona
con S. Paolo, così come nella Repubblica di San Marino. In
Spagna è venerata a Villarba del Alcor in Andalusia, a Jèria
(provincia,di Valencia). A Barcellona è intestata a Sant'Agata
la cappella di Palazzo Reale dove i Re cattolici ricevettero
Cristoforo Colombo al suo primo viaggio dalla scoperta dell'America.
A Zamarramala (Segovia) esiste una tradizione curiosa: il
5 febbraio comandano le donne che si eleggono addirittura
una sindachessa. Gli uomini accudiscono la cucina. In Portogallo
è Patrona di Agueda (appunto Agata) nella provincia di Coimbra.
Anche in Germania il culto è esteso: è Patrona di Aschaffemburg.
In Francia, a Le Fournet, in Normandia. A Costantinopoli si
festeggiava a maggio in una grande chiesa, come pure nel Ponto.
E' molto popolare in Grecia, specie nella regione etolica;
gli etoli lasciano la città in processione per percorrere
dieci chilometri e raggiungere il luogo del culto e lì vegliano
tutta la notte per partecipare poi la mattina alle celebrazioni
religiose in suo onore. Pure nella lontana India c'è Sant'Agata,
a Viayawala. In Argentina è la patrona dei vigili del fuoco
e viene solennemente festeggiata a La Boca di Buenos Aires.
In Italia la devozione è tanta: un oratorio nell'Abazia di
Montecatini, a Cremona nella stupenda Collegiata dove esiste
la tavoletta originale recante l'elogio che secondo la tradizione
un Angelo collocò nel sepolcro. Una copia è visibile sulla
mano sinistra di Sant'Agata. La Lombardia è la regione più
ricca del culto agatino. Nel Duomo c'è un altare con un magnifico
quadro su Sant'Agata.Due statuette anche nelle guglie. Firenze
(esiste una tavola del XIII secolo) invocava Sant'Agata contro
gli incendi; Roma le ha dedicato due belle chiese: Sant'Agata
dei Goti e Sant'Agata alla Suburra (Trastevere); a Napoli
un'effige nella catacomba di S. Gennaro in un affresco del
IV secolo.
(
L'arte e Sant'Agata )
Di Sant'Agata si hanno opere in tutte le parti del mondo:
nella chiesa di S. Sofia a Kiev, nell'Ucraina, all'Apollinare
Nuovo a Ravenna; nel portale di S. Stefano a Vienna; nel tempio
di S. Giorgio a Dinkeluehl; statue si ammirano a Malta, a
Villalba del Alcor in Spagna; una tavola processionale nel
museo del Duomo nella galleria degli Uffizi (Filippo Lippi)
e nella galleria Pitti (Sebastiano del Piombo) di Firenze;
lavori del Borgognone a Bergamo.
A Catania, in case private e in tutte le chiese dedicate alla
Patrona (Sant'Agata al Carcere, Borgo, la Vetere), esistono
dei busti agatini di buona fattura. Nella chiesa di Sant'Agata
alle Sciare un dipinto su pietra ardesia non toccato dalle
lave del 1669.
Catania, con la sua provincia, è naturalmente piena di tele
e documenti di Sant'Agata. Il più famoso a Nicolosi, a ricordo
del beato cardinale Dusmet che fermò la lava con il velo della
Santa, salvando la cittadina, alla fine del secolo scorso,
dalla distruzione. |